27th
Venerdì 27 Febbraio 2009
E il preside Bertoletti spopola al telegiornale
Vi sono molte occasioni e tattiche per sbarcare sul piccolo schermo. Praticamente sempre volontariamente. C’è un caso strano, invece, che vede protagonista il preside dell’Istituto Cossali di Orzinuovi, Giancarlo Bertoletti. A lui, infatti, è toccato (tocca e toccherà) di presenziare quasi quotidianamente sugli schermi di milioni di telespettatori senza alcuna volontà propria. Insomma, va in televisione senza neppure saperlo. È capitato, precisamente, che lui avesse l’onore di avere, tra le sue classi, una particolarmente disciplinata e impegnata culturalmente. In un mondo in cui “nel bene non c’è romanzo”, trovare alunni che si distinguono e che non balzano alla ribalta di scoop sussiegosi per stupri, episodi di bullismo, droghe e violenze ma, al contrario, per aver compreso il significato della scuola (e della vita), è veramente qualcosa degno di nota. Di più: di telegiornale, e, per intenderci, non di un telegiornale qualsiasi, ma di “Studio Aperto” pensato da Mediaset appositamente per un target giovanile. Ed è stato così che la troupe televisiva ha varcato i cancelli di via Milano per filmare la classe. Immagini che, evidentemente, devono essere piaciute ai montatori i quali, da allora, per ogni notizia inerente la scuola, le rispolverano come sottofondo visivo a parole che spesso cozzano apertamente col significato di quel primogenito filmato. Ecco allora che, mentre il cronista racconta una strampalata direttiva di un preside campano o una protesta di un gruppo di allievi friulani, scorrono le immagini del Cossali e del preside Bertoletti che, con piglio soddisfatto e sorriso orgoglioso, bussa a una fotogenica porta rossa. Seguono le immagini degli studenti, tra volti ambiziosi e timide espressioni di disagio. Una reiterazione cadenzata e perpetua che porta Bertoletti ad incarnare l’emblema del preside contemporaneo, ad essere suggello dell’istituzionalità educativa, a varcare i confini di una scuola per indossare i panni dell’idealità. I corridoi del Cossali si calano dunque in un non spazio, diventano i corridoi dell’umanità scolastica con le proprie miserie e le sue glorie e i volti, anche i volti degli studenti perdono i loro connotati individuali e i loro “corpi” , interpeti anch’essi inconsapevoli di un attuale Adriano Meis, cedono il passaporto alla stereotipia della “corporazione” del mondo studentesco, in un alone di anonimo conformismo che nulla apporta, se non l’esternazione di scene scevre di ogni contestualizzazione.
di Matteo Salvatti
Risposta
Negli archivi dei tg, in vista di un eventuale riutilizzo, ogni documento viene diviso per voci: «scioperi», «montagne», «Obama Barack», «vino», «Totò». Quando occorre illustrare con immagini generiche i testi del Tg la cineteca fornisce il materiale visivo. In quell’antro da rigattiere che è l’archivio, ogni filmato tende a perdere la propria personalità, il proprio contenuto specifico, il proprio contesto. Diventava quasi una voce astratta di un dizionario impossibile. E quando, uscendo da quella grotta, rivede la luce, lo spezzone si trasforma in un’altra cosa, allude ad altro, mostra qualcosa di diverso. Spesso la cineteca non è il luogo della conservazione, ma della spoliazione, della decontestualizzazione. Il ricilaggio è un dispositivo aziendale, un blob prima della nascita di Blob .
- Dal forum TeleVisioni
(le immagini di cui parla Grasso sono racchiuse in cassette chiamate, appunto, “Preziose”. La storia si ripete con le immagini degli scaffali dei supermercati, degli sportelli delle banche, degli esterni e degli interni dei palazzi del potere, degli uomini di potere. E così via … c’è tutto un mondo tracciato a cui attingere)