7th
Il lettore M. V. di Verona scrive: «Mio figlio deve svolgere una ricerca sul Risorgimento e mi ha chiesto dei consigli, ma io non ho saputo andare oltre qualche nozione generale. Avrebbe un aneddoto da raccontargli?». Caro M. V., risparmierei a suo figlio la solita retorica su Mazzini e Garibaldi, che nasconde la drammatica realtà di una guerra di liberazione fatta, se non contro il popolo, sicuramente senza di esso. Gli parlerei invece di quel che successe durante la Restaurazione del 1849, quando tutti i sovrani europei si affrettarono a rinnegare le Costituzioni liberali che erano stati costretti a concedere nel famoso Quarantotto. Tutti tranne uno, il giovane Vittorio Emanuele. Ignorante e grossolano, ma dotato di carattere, il re sabaudo si rifiutò di abrogare lo Statuto Albertino che aveva messo fine alla monarchia assoluta. Il suo gesto fece del piccolo Piemonte un faro di libertà: da ogni parte d’Europa gli spiriti liberi convergevano su Torino. Preoccupati, gli altri sovrani affidarono all’ambasciatore delle Due Sicilie il compito di indurre il Savoia alla resa. Vittorio Emanuele ricevette il funzionario borbonico e ascoltò le sue minacciose raccomandazioni. Poi rispose: «Signore, le condizioni in cui versa il vostro Stato vi autorizzano più a chiedere consigli che a darne. Nel mio non vi sono né traditori né spergiuri né assassini». E lo mise alla porta, mostrando che differenza passa fra il senso dello Stato e uno Stato che fa senso. Bella storia, non trova? E ci sono giorni, come questo, in cui mi sembra ancora più bella.