Gaza, Israele e gli intellettuali
Beppe,
mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di quello che sta succedendo a Gaza. Io provo un profondo disgusto per quello che sta succedendo, ma soprattutto faccio fatica ad accettare che una parte delle mie tasse (sono cittadino americano) servano per armare Israele. Nonostante abbia letto moltissimo su questo conflitto, è difficile decidere con chi stare perché ormai è difficile identificare le ragioni di questo odio. Posso solo dire che Israele e la potente lobby ebrea americana stanno facendo di tutto per attirarsi le antipatie di moderati come me. L’editoriale pro-Israele di Tom Friedman sul New York Times (http://www.nytimes.com/2009/01/07/opinion/07friedman.html) ha ricevuto una sonora bocciatura dalla maggior parte dei lettori. Sembra quasi che, come Robert Fisk scrive sul sito della Bbc, a dire le cose come stanno si corra il rischio di assere tacciati da anti-semiti. Ma gli intellettuali ebrei e quelli pro-ebrei non si rendono conto che a causa di questo silenzio mediatico sta nascendo un sentimento anti-semitico molto forte che sul lungo andare potrebbe trasformarsi in odio?
Andrea Gotelli ,
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Salve Andrea. Ho letto il pezzo di Tom Friedman con attenzione (grazie della segnalazione, mi era sfuggito). Mi sembra che il suo ragionamento sia più complesso. Friedman piega la strategia iraniana, attuata attraverso gli alleati piazzati intorno a Israele (Hezbollah a nord, Hamas a ovest). Ricorda il pericolo di «bushizzare» Obama, portandolo a reazioni emotive ed eccessive, destinate a infiammare il mondo arabo e a metterlo contro l’America e l’Occidente. Ripete che la chiave sta nell’accordo «terra contro pace» - ormai accettato dagli israeliani e dalla maggioranza dei palestinesi. Come non condividere questo passaggio, per esempio?
…nothing has damaged Palestinians more than the Hamas death-cult strategy of turning Palestinian youths into suicide bombers. Because nothing would set back a peace deal more than if Hamas’s call to replace Israel with an Islamic state became the Palestinian negotiating position. And because Hamas’s attacks on towns in southern Israel is destroying a two-state solution, even more than Israel’s disastrous and reckless West Bank settlements.
Se devo rivolgere una critica all’autore - uno che conosce bene la regione - è quello di glissare sul modus operandi israeliano: come se la sproporzione e la ferocia devastante della reazione non fossero un problema. Ma 220 bambini morti pesano sulla coscienza del mondo. Scrive Friedman:
In the week that Israel has been slicing through Gaza, Islamist suicide bombers have killed almost 100 Iraqis - first, a group of tribal sheikhs in Yusufiya, who were working on reconciliation between Shiites, Sunnis and Kurds, and, second, mostly women and children gathered at a Shiite shrine. These unprovoked mass murders have not stirred a single protest in Europe or the Middle East.
Dimentica però che da Israele - una democrazia, un Paese civile, un alleato dell’Occidente - ci aspettiamo standard diversi da quelli delle bande irachene. Amoz Oz liquiderebbe questa mia considerazione dicendo: ecco, gli europei sono ancora qui a farci la predica! Risposta: andiamo bene solo quando vi diamo ragione, vi ascoltiamo e vi leggiamo, caro Oz?
Mettiamola così: quasi tutti gli intellettuali ebrei - insieme a tanti non ebrei - sembrano volere difendere Israele a tutti i costi. Avvocati, più che osservatori e giudici. Non c’è dubbio che se Hamas non fosse quello che è - un movimento di pericolosi fanatici - non ci sarebbe ora la guerra a Gaza. Ma siamo sicuri che la violenza devastante fosse l’unico mezzo per sconfiggere il movimento?
Anche The Economist ha dubbi. Il giornale tradizionalmente appoggia Israele, e ha spesso stigmatizzato il razzismo degli Stati arabi verso i vicini ebrei (lo stesso ha fatto il sottoscritto, anche qui su “Italians”). Leggete però il commento d’apertura (http://www.economist.com/opinion/displaystory.cfm?story_id=12853965). Cito una paio di passaggi. Sulle cause della guerra
It is true that Israel has put up with the rockets from Gaza for a long time. But it may have been able to stop the rockets another way. For it is not quite true that Israel’s only demand in respect of Gaza has been for quiet along the border. Israel has also been trying to undermine Hamas by clamping an economic blockade on Gaza, while boosting the economy of the West Bank, where the Palestinians’ more pliant secular movement, Fatah, holds sway. Even during the now-lapsed truce, Israel prevented all but a trickle of humanitarian aid from entering the strip.
Sulle vittime civili.
On proportionality, the numbers speak for themselves-up to a point. After the first three days, some 350 Palestinians had been killed and only four Israelis. Neither common sense nor the laws of war require Israel to deviate from the usual rule, which is to kill as many enemies as you can and avoid casualties on your own side. Hamas was foolish to pick this uneven fight. But of the Palestinian dead, several score were civilians, and many others were policemen rather than combatants. Although both Western armies and their foes have killed far more civilians in Afghanistan and Iraq, Israel’s interest should be to minimise the killing. The Palestinians it is bombing today will be its neighbours for ever.
Ecco: ho letto poche di queste considerazioni, sui giornali italiani. Molti commentatori hanno reagito come tifosi. L’importante è difendere la propria squadra, a qualunque costo. Confesso: da certi scalmanati anti-israeliani e dagli antisemiti (cosa diversa), me lo aspettavo. Dagli amici ragionevoli di Israele, no. E’ stata una piccola delusione. Poca cosa, in mezzo a una grande tragedia.
– da Italians di oggi