Lampeggianti accesi, barrito di freni idraulici, tanfo di bestiame autotrasportato, muraglie di camion, un’ambulanza che fa slalom tra le bestemmie. L’overture delle Dolomiti si chiama “Tangenziale di Mestre”. Comincia sempre alla stessa ora e nello stesso luogo. Alle cinque del pomeriggio, venti chilometri a oriente del “tappo”, la confluenza con la Treviso-Belluno. Ogni volta, in quel punto, ho lo stesso pensiero: “Quando allargheranno la tangenziale, il Nordest ricomincerà a circolare”. E ogni volta mi ripeto: “Se esco, il delirio finisce”. (…) Percorso in automobile, l’orticello Veneto diventa grande come l’Ucraina. E non sai mai dove sei. (…) Un altro pianeta, rispetto alla rabbia negra dei lombardi in coda tra Bergamo e Milano. Oggi il Nordest non urla più. Finiti i tempi delle incazzature serenissime. Il Veneto tace perché ha paura. Paura dell’instabilità globale. Paura che il Pil crolli, la macchina rallenti, il clima impazzisca e la pacchia finisca.
– Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti