I vignettisti l’hanno capito da tempo: ogni volto possiede un dettaglio che lo definisce. Trovato quello, la caricatura prende vita, racconta, esprime entusiasmi e incoerenze. All’Edison Ballroom di New York, il 1° novembre, il cartoonist Kal, al secolo Kevin Kallagher, ha tenuto una pubblica lezione sul tema(www.kaltoons.com/animation2.html). Ho partecipato, e ho imparato a disegnare George W. Bush, partendo dalla narici.
Le narici bushiane hanno vita propria: fremono, parlano, dissentono, dubitano, preoccupano. Una collega inglese, Anne Wroe, responsabile dei necrologi (obituaries) su “The Economist”, ha dedicato una pagina di “The World in 2009” alle narici presidenziali uscenti. Avrebbe potuto fare lo stesso sulle orecchie presidenziali entranti.
Perché Obama è un presidente auricolare, non c’è dubbio; così come Clinton era - è - il suo mento. Un mento volitivo, cocciuto, bulimico, ingombrante. Un mento capace di mentire, come abbiamo visto. Un mento che dovrà essere mentore, visto che il vecchio ragazzo è stato arruolato nella nuova amministrazione con l’incarico ufficioso di Seduttore Politico Ambulante (S.p.a.).
E in Europa? Qual è la fisiognomica del potere? Vladimir Putin è riassunto nelle sue labbra: labbra sottili, preoccupanti, fascinose, cinematografiche. “Mai fidarsi di labbra così!”, avrebbe potuto mormorare James Bond, mentre si faceva la barba. Ma poi sarebbe stato inevitabilmente attratto da quest’avversario capace di proferire, senza cambiare espressione, proposte e minacce.
Il britannico Gordon Brown, come l’americano Nixon e il russo Breznev molto prima di lui, è due sopracciglia: i movimenti fotograno cambi d’umore e scossoni di borsa (gli uni e gli altri notevoli, negli ultimi tempi). Tony Blair, suo ingombrante predecessore a Downing Street, era ed è un esempio di dentatura politica. Un sorriso che è una palizzata; e serve a proteggere, a convincere, a vendere (Cool Britannia!), a nascondere l’imbarazzo (perché diavolo, sull’Iraq, ho dato retta a Bush?).
Lo spagnolo José Luis Zapatero è tutto occhi: l’antico soprannome “Bambi” riassume questa sua espressione apparentemente indifesa, come quella di un cerbiatto sorpreso dai fari. La tedesca Angela Merkel? Le guance, decorazione classica del Bundeskanzler (Brandt, Kohl, Schroeder). Una florida, rassicurante cascata di epidermide. Guance lisce come quella di Carla Bruni-Sarkozy provocherebbero attacchi d’ansia nell’elettorato tedesco: quale preoccupazione si nasconde, dietro quella tensione estetica?
A proposito: il presidente francese Sarkozy? Ammesso e non concesso che si riesca a farlo tacere, il suo marchio estetico apparirà chiaro: un’attaccatura di capelli impeccabile, una stempiatura galoppante ma elegante, una “m” scura che sembra disegnata sul posto. Solo Diabolik e gli ometti del calciobalilla possiedono la stessa perfezione tricologica.
Resta Berlusconi: il caso, insieme, più semplice e più complesso. Più semplice perché, come dimostrano le mille caricature e le molte imitazioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta (denti spavaldi? capelli volenterosi? orecchie startrekkiane?). Più complesso perché l’uomo cambia continuamente. Non invecchia, muta. L’unico capo di governo al mondo in grado di smentire ufficialmente il proprio aspetto.
Beppe Severgnini, su Italians di oggi